Nella seduta dell’8 gennaio 2002, il Senato Accademico dell’Università della Tuscia deliberò l’attivazione della Facoltà di Scienze politiche, con decorrenza dal 1° marzo dello stesso anno. Una decisione che affonda le sue radici in tempi più lontani.
Già nel 1991, infatti, all’interno dell’Ateneo emerse l’esigenza di istituire una «facoltà dell’area giuridico-politica». Questa espressione, utilizzata dal rettore dell’epoca, prof. Gian Tommaso Scarascia Mugnozza (in carica dal 1979 al 1999), venne ripresa nel Documento generale di programmazione universitaria per il triennio 1994-1996, in cui si prospettava la creazione di una nuova struttura in tale ambito disciplinare.
In un primo momento, si fece strada con maggior forza l’ipotesi di una Facoltà di Giurisprudenza. Tuttavia, sotto il rettorato di Marco Mancini (1999-2013), l’orientamento si consolidò nella scelta di istituire la Facoltà di Scienze politiche.
Questa nuova Facoltà andò ad affiancarsi alle cinque già presenti nell’Ateneo – Agraria, Lingue, Scienze, Beni culturali ed Economia – e inizialmente offrì unicamente corsi di laurea triennali. In particolare, furono attivati i corsi in “Scienze e tecniche della comunicazione”, “Tecniche della comunicazione e della web economy” e “Scienza della Pubblica Amministrazione”.
Il primo Consiglio di Facoltà di Scienze politiche si tenne il 1° marzo 2002. Ne facevano parte, in quella prima fase, Massimo Ferrari Zumbini, Stefano Gorelli, Pasquale Lillo, Maurizio Ridolfi e Giulio Vesperini. All’inizio dell’anno accademico 2002/2003 – il primo effettivo anno di attività della nuova Facoltà – si unirono al Consiglio anche Maurizio Benincasa, Federica Casadei, Francesco Donini e Paola Villani.
Il primo preside eletto fu il prof. Massimo Ferrari Zumbini, che con grande entusiasmo e dedizione guidò la Facoltà per i primi sei anni. Grazie al suo impegno costante e alla proficua collaborazione di tutti i colleghi, furono poste le basi per lo sviluppo e il successo della struttura didattica.