L’anniversario dei 25 anni dalla fondazione dell’Università della Tuscia offrì l’occasione per una riflessione sulle tendenze in atto nel più ampio contesto della sua storia accademica. L’inaugurazione dell’anno accademico 2006/2007 fu un momento particolarmente significativo, arricchito dalla partecipazione di importanti rappresentanti delle istituzioni: il Ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi, l’Assessore all’Istruzione, al diritto allo studio e alla formazione della Regione Lazio Silvia Costa, il Presidente della Provincia Alessandro Mazzoli e il Sindaco di Viterbo Giulio Marini.
Esso fu celebrato con un ricco programma di attività, incentrate sui temi dell’uomo e dell’ambiente, unendo la divulgazione alla diffusione dei risultati della ricerca. Nel corso della cerimonia ufficiale, svoltasi nella cornice del complesso monumentale di S. Maria in Gradi il 29 settembre 2005 alla presenza del Presidente della Camera dei deputati on. Pier Ferdinando Casini, il rettore Mancini ritornò sulle sinergie maturate negli anni tra l’Università e le istituzioni territoriali.
«Non stiamo […] celebrando solo i venticinque anni accademici del nostro Ateneo ma anche i venticinque anni della cooperazione tra questo Ateneo ed il Territorio, una cooperazione che è andata consolidandosi con il passare del tempo e che ha consentito il raggiungimento di traguardi e obiettivi qualificanti e ragguardevoli sul piano nazionale e anche internazionale. […] a Viterbo l’Università, per unanime consenso, è oggi sinonimo di centro di formazione, di ricerca e di innovazione tecnologica, ma anche risorsa occupazionale, socio-economica e culturale».
Nel corso dei suoi venticinque anni di sviluppo l’Università della Tuscia aveva beneficiato del sostegno finanziario delle amministrazioni e dei sindaci nel frattempo succedutisi alla guida del Comune cittadino. Si ricordavano Rosati, Ascenzi, Marcoccia e Fioroni, coi quali aveva potuto collaborare il rettore Scarascia; e quindi Meroi e Gabbianelli, interlocutori del rettore Mancini. In sostanza, si sottolineava, l’Ateneo «da piccola realtà regionale nata in funzione del decongestionamento della “Sapienza” romana, si è rapidamente avviata a costituire un polo rilevante nel sistema universitario nazionale».
I numeri, in qualche modo, rendevano eloquente l’acquisita fisionomia di Ateneo con una sua identità specifica. Gli studenti erano ormai undici mila (il triplo rispetto al 1990), con un raddoppio delle entrate derivanti da tasse studentesche (da 3,4 milioni a 5,8 milioni di euro). L’offerta didattica risultava incardinata in sei Facoltà, con 20 Corsi di laurea triennale, 24 Corsi di laurea magistrale e Corsi di dottorato di ricerca arrivati al numero di quindici. Era divenuta insomma una realtà l’idea originaria di creare una effettiva città universitaria.